{"id":1323,"date":"2021-11-23T18:14:00","date_gmt":"2021-11-23T17:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/la-val.it\/?p=1323"},"modified":"2024-02-08T12:15:39","modified_gmt":"2024-02-08T11:15:39","slug":"diventare-comunita-amiche-delle-persone-con-demenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/2021\/11\/23\/diventare-comunita-amiche-delle-persone-con-demenza\/","title":{"rendered":"Diventare Comunit\u00e0 Amiche delle persone con demenza"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019esperienza di Ivrea dall\u2019applicazione di un modello inclusivo nei confronti delle persone con declino cognitivo alla luce del PNRR, alla riflessione sul ruolo degli infermieri nel territorio.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diventare Comunit\u00e0 Amiche delle persone con Demenza significa rendere la cittadinanza consapevole e accogliente nei riguardi delle persone che presentano decadimento cognitivo e dei loro familiari, in ogni suo aspetto e ad ogni livello. Il progetto delle DFC, portato avanti dalla Federazione Alzheimer Italia, oggi annovera 35 realt\u00e0 Amiche delle Persone con Demenza ed \u00e8 un modello archetipico che vanta un protocollo studiato e messo a punto insieme agli organi amministrativi e istituzionali. Tuttavia il progetto, prima di essere un modello organizzativo, va inteso come la proposta di un cambiamento culturale tout court.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo ha detto Mario Possenti (segretario della Federazione Alzheimer Italia) in occasione del convegno del <strong>19 e 20 novembre<\/strong> tenutosi a Ivrea e organizzato dal polo formativo Officina H \u2013 <strong>\u201cDementia Friendly Community: un percorso per comunit\u00e0 inclusive e resilienti alle malattie della sfera cognitiva in linea con gli indirizzi del PNRR\u201d<\/strong> \u2013 specificando la portata di questa piccola rivoluzione copernicana portata avanti dal lavoro della Federazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1324\" srcset=\"https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-768x576.jpeg 768w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-2048x1536.jpeg 2048w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-1200x900.jpeg 1200w, https:\/\/la-val.it\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Seminario-1-1980x1485.jpeg 1980w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon abbiamo chiesto alla comunit\u00e0 cosa potesse fare per le persone con demenza, ma abbiamo chiesto alle persone con demenza che cosa potesse fare la comunit\u00e0 per loro\u201d. Un cambiamento di paradigma che ha risvolti concreti su ogni aspetto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se, continua il segretario, i dati ci inducono a prendere seriamente in considerazione la demenza come problema sociale in netto aumento \u2013 con le conseguenze d\u2019assistenza che comporta \u2013 allora dobbiamo agire sui livelli di consapevolezza delle comunit\u00e0, dei servizi e degli apparati istituzionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea \u00e8 semplice e allo stesso tempo difficilmente radicabile nella cultura: la demenza non coinvolge soltanto chi ne \u00e8 ammalato, ma la societ\u00e0 tutta, per questo \u00e8 importante non frammentare le risposte di cura e adeguare l\u2019assetto della cittadinanza per sostenere le persone e accoglierle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il modello delle DFC \u00e8 stato importato dalla Britannia e stato adattato alla realt\u00e0 italiana tenendo in considerazione la sua peculiarit\u00e0 e anche la sua disomogeneit\u00e0 interna. L\u2019Italia, infatti, ospita realt\u00e0 urbane di grandi dimensioni e una costellazione di borghi e di realt\u00e0 rurali e montane profondamente diverse dai grandi poli urbani. Per questa ragione il modello \u00e8 stato studiato in modo flessibile per essere scalabile in ogni contesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esistono certamente dei passaggi standard, ma c\u2019\u00e8 certamente un lavoro unico, pensato ad hoc, che ogni comunit\u00e0 pu\u00f2 e deve fare. Innanzitutto, ci dice Possenti, \u00e8 importante lavorare sulla visione e chiedere alla comunit\u00e0 in questione in che modo vuole diventare inclusiva con le persone con demenza. Una volta chiarificata la visione, si lavora con una metodologia a ritroso che consente di fissare obiettivi concreti e di individuare le risorse disponibili per perseguirli. In tutti questi passaggi si lavora con flessibilit\u00e0 e unicit\u00e0, ma sempre tenendo conto dei risultati (outcomes) e sempre monitorando ogni fase in fieri. Questo rende il lavoro meglio orientato alla vision, permette di prendere consapevolezza sugli imprevisti e consente di creare un percorso di crescita a piccoli step. Perch\u00e9 quello di diventare DFC non \u00e8 un progetto che ha una fine, ma una scelta che continua nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quali sono i bisogni delle persone con demenza e come pu\u00f2 la comunit\u00e0 incontrarli? Intanto, dice Possenti, queste persone vivono limitazioni che riguardano l\u2019insicurezza, hanno difficolt\u00e0 a spostarsi, oltre al bisogno di assistenza sanitaria. Una comunit\u00e0 amica \u00e8 anche quella che aiuta a intercettare subito il problema del decadimento cognitivo prestando attenzione ai comportamenti delle persone e non lasciandole sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come accennato, c\u2019\u00e8 differenza nell\u2019organizzare un piccolo comune o una grande citt\u00e0 e renderla una DFC. Per quanto riguarda le realt\u00e0 rurali sulle quali calare il modello, ne esistono di tre ambiti: le aree rurali con agricoltura intensiva e specializzata, le aree intermedie e le aree rurali con problemi di sviluppo. Ci sono caratteristiche peculiari per ogni tipologia di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste piccole comunit\u00e0 invecchiano sempre di pi\u00f9 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un ricambio generazionale. Ci sono difficolt\u00e0 innegabili: l\u2019accesso ai servizi durante tutto il percorso di malattia e la difficolt\u00e0 di reperire specialisti. Ci sono persone sole che non hanno nemmeno una diagnosi e dunque che non hanno i supporti di cui hanno bisogno. Ciononostante, in questi contesti esistono molti lati positivi che mancano ai grandi centri urbani: le piccole comunit\u00e0 vantano relazioni e legami forti e hanno spesso un rapporto diretto con le istituzioni. Sovente capita infatti che siano proprio le amministrazioni comunali a chiedere di intraprendere un percorso di DFC.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non bisogna pensare tuttavia che una Dementia Friendly Community rurale sia meglio di una cittadina, ci racconta Possenti: sono storie a s\u00e9 e non esiste una discrasia fra le due realt\u00e0, ma solo percorsi differenti. La matrice comune molto importante \u00e8 la relazione nel proprio territorio e col tessuto sociosanitario. Abbiamo costruito un PDTA col Ministero della Salute che si chiama \u201cLinee di indirizzo Nazionali sui Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali per le demenze\u201d. Questo documento pone le basi per andare oltre la diagnosi e per accedere a tutte le iniziative territoriali. \u00c8 uno strumento che deve essere varato dalle regioni e che ci auguriamo , dice Possenti, sia attivato presto da tutte. E continua: ci piacerebbe creare un supporto per le persone con demenza che sia composto da una rete. Ogni anello dovrebbe essere consapevole di come accogliere la persona. Nella rete ci sono le RSA, l\u2019hospice, le associazioni, le farmacie ecc. \u201cDentro questa rete di servizi non ho messo le comunit\u00e0 \u2013 dice Possenti \u2013 perch\u00e9 non dovrebbero essere semplicemente un anello della catena, ma un oceano dentro il quale si muovono tutti i componenti. Le comunit\u00e0 siamo noi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il modello spiegato dal segretario ci riporta a Ivrea, citt\u00e0 della Val Chiusella che ha intrapreso da alcuni anni il percorso di Dementia Friendly Community, grazie al lavoro dell\u2019Associazione \u201cLa Piazzetta\u201d coniugato a quello di altri attori, tra cui l\u2019Officina H, il polo formativo e universitario che ospita al suo interno la sede dell\u2019Associazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl polo nasce dal principio di accoglienza e di scambio di saperi\u201d, ci dice Diego Targhetta Dur (Direttore del Polo Formativo e Coordinatore Corso di Laurea in Infermieristica sede TO4 Ivrea) e continua: \u201cvolevamo contaminarci con la comunit\u00e0, accogliendola al nostro interno e uscendo allo stesso tempo verso di lei per incontrare la popolazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei principi del polo \u00e8 la mutualit\u00e0 e l\u2019idea di un welfare che integri servizi e comunit\u00e0. Molti sono stati i progetti formativi portati avanti con gli studenti di Infermieristica dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, tra cui \u201cLa.Val\u201d, un\u2019inizitiva che coinvolge i comuni della Val Chiusella per creare \u201cun ecosistema\u201d fatto di multidisciplinariet\u00e0, di integrazione comunitaria e di ascolto reciproco. Gli studenti di infermieristica sono partiti dialogando coi comuni e con le associazioni per tessere reti in questo territorio e per creare un modello interconnesso che possa essere esportabile in altri luoghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal fermento culturale creato in questo luogo, dall\u2019impegno dei professionisti e dalla consapevolezza rispetto alle scarse risposte nell\u2019ambito della demenza, nasce cos\u00ec l\u2019Associazione \u201cLa Piazzetta\u201d, che prende il nome proprio dal luogo in cui si affaccia la sede: un luogo di incontro fra persone, interessi e attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ce ne hanno parlato Manuela Bolognesi (Presidente Associazione Alzheimer La piazzetta Ivrea) e Massimo Savio (Segretario Associazione Alzheimer La piazzetta Ivrea &#8211; Coordinatore interdistrettuale ASLTO4). Quest\u2019ultimo ricorda la formazione dell\u2019Associazione nel 2016, dopo lunghi anni di esperienza nelle RSA e nella cura di persone con demenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDi fronte alla gestione delle cronicit\u00e0 i professionisti si sono trovati spaesati, perch\u00e9 era ben diverso dalla gestione dell\u2019acuzie. Le prime esperienze con la demenza ci hanno fatto capire che era necessario fare qualcosa\u201d, ci racconta Massimo Savio. \u201cE allora noi professionisti abbiamo iniziato osservando. Abbiamo studiato per 5 anni i comportamenti delle persone con demenza, dopo aver creato un nucleo che le accogliesse insieme\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019impegno in questo senso li ha portati alla consapevolezza che si dovesse lavorare sull\u2019organizzazione e che si dovessero raccogliere e analizzare i dati, per mettere a punto risposte concrete rispetto alla demenza. Inoltre, che fosse necessario coinvolgere e formare i familiari. Ecco perch\u00e9 hanno organizzato i Caff\u00e8 Alzheimer organizzati e intrapreso percorsi strutturati di formazione coi familiari insieme alla \u201cBottega del Possibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio dall\u2019insieme di questi sforzi diffusi viene fuori nel 2018 l\u2019adesione al modello DFC che conta sul coinvolgimento delle istituzioni, dell\u2019universit\u00e0, della curia, delle associazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in tempi di Covid l\u2019Associazione \u201cLa piazzetta\u201d ha sempre ascoltato i caregiver mantenendo un Caff\u00e8 Alzheimer online e introducendo una linea telefonica, il \u201cPronto Alzheimer\u201d, continuando a spendersi sempre per mantenere una presenza attiva e per promuovere un\u2019inclusione delle persone con demenza in tutto il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio dalla parola \u201cterritorio\u201d \u2013 il vero fil rouge di tutto l\u2019evento e il collante di ogni intervento \u2013 che si inserisce la riflessione di Massimiliano Sciretti, (Consigliere Comitato Centrale FNOPI, Federazione Nazionale Ordine delle Professioni Infermieristiche) che ci introduce al tema dei cambiamenti proposti dal PNRR e a quello del ruolo degli infermieri nello scenario futuro e nella presa in carico della non autosufficienza e della fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNei prossimi 5 anni dovremo affrontare le sfide del PNRR. La missione 6 del piano parla la lingua degli infermieri perch\u00e9 si parla del futuro territorio cos\u00ec come dovrebbe essere disegnato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la pandemia ha evidenziato il bisogno di rendere i servizi pi\u00f9 vicini al territorio e ha fatto emergere non solo la generale inadempienza in questo senso, ma la grave disomogeneit\u00e0 fra i territori, col PNRR non abbiamo pi\u00f9 modo di rimandare un cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dobbiamo lavorare per essere all\u2019altezza delle sfide poste dal piano e varare riforme che vertano sulla digitalizzazione, sulla telesalute (pi\u00f9 che sulla telemedicina che si limita a indicare interventi di tipo farmacologico).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il PNRR prevede la costituzione di Case di Comunit\u00e0 e di COT (centrali operative territoriali) ma impone anche di riflettere sul ruolo e sul significato di certe figure professionali. Il focus \u00e8 qui diretto alla figura dell\u2019infermiere e alla centralit\u00e0 che avr\u00e0 nei territori, configurandosi come infermiere di comunit\u00e0. Diventa quindi centrale, come suggeriva un\u2019infermiera dal pubblico, ridefinire i profili di questa professione e chiarificare le sue responsabilit\u00e0 a seconda del luogo in cui opera (ospedale, RSA, territorio).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon si pu\u00f2 chiedere all\u2019infermiere di effettuare la diagnostica, ma di svolgere il suo mestiere, cio\u00e8 intervenire sulla cura del paziente e di intercettare un bisogno sanitario o sociale se presente\u201d, ci dice l\u2019infermiera, sottolineando l\u2019importanza del ruolo di snodo dell\u2019infermiere nell\u2019 individuare i percorsi di cura insieme agli specialisti (medici, assistenti sociali). L\u2019infermiere che nasce col PNRR \u00e8 un professionista formato, specialista per aree di competenza, che si occupa del coordinamento dei servizi, della gestione e del monitoraggio dell\u2019assistenza alla persona, ci dice infatti Sciretti. E continua: \u201cabbiamo questioni da porre e un paradigma da cambiare. Dobbiamo cambiare approcci in termini di risposta trasformando l\u2019assistenza sanitaria in \u2018connected care\/health\u2019, cio\u00e8 in risposta connessa, integrata e basata sulla comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, ricorda, non possiamo dimenticare il problema delle RSA che emerge in questo quadro.<br>La missione 5 del PNRR fa leva sull\u2019Inclusione e la Coesione e prevede la riforma degli interventi in favore degli anziani non autosufficienti, l\u2019individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni per anziani non autosufficienti, la riconversione delle RSA in gruppi di appartamenti autonomi, la riforma sulla normativa della disabilit\u00e0. Tutte questioni che oggi, a partire dagli apparati istituzionali, non possiamo ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ricordarci come nella partita del cambiamento socio-sanitario proposto dal PNRR anche le singole amministrazioni abbiano un ruolo centrale \u00e8 poi Marco Bussone (Presidente UNCEM &#8211; Unione nazionale dei Comuni, delle Comunit\u00e0 e degli Enti montani). Come presidente di un\u2019associazione che riunisce i comuni, sottolinea non solo l\u2019importanza degli interventi degli amministratori locali nel sostegno ai servizi socio-sanitari, ma enfatizza il bisogno che questi hanno di non essere lasciati soli. In un momento politico e istituzionale come questo, pieno di sfide e crisi di natura economica, sanitaria, ecologica, se i sindaci non vengono aiutati, il sistema degli amministratori locali verr\u00e0 spazzato via e con questo anche il sostegno che possono e devono dare ai cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attorno a una rigenerazione delle comunit\u00e0, nessuno deve essere lasciato indietro, dice Bussone ricordando le parole di Papa Francesco. Aiutare gli amministratori locali vuol dire implementare la coordinazione e la cooperazione: i sindaci devono lavorare insieme e affrontare le crisi in modo coeso. Bisogna inoltre che ci sia scambio fra comuni piccoli e grandi. Gli economisti, ci dice, parlano di \u201cnuova dimensione metromontana\u201d, cio\u00e8 di uno scenario dove i territori rurali trovano dialogo con le aree urbane. Nel panorama italiano la creazione di questa interdipendenza ha la capacit\u00e0 di generare valore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi viviamo lo spopolamento delle aree urbane. Le persone si spostano perch\u00e9 si sentono insicure nei paesi, per mancanza di opportunit\u00e0 per i pi\u00f9 giovani, per non avere a disposizione gli asili nidi, per non ricevere le cure adeguate.<br>Ecco come in questo panorama una figura come quella dell\u2019infermiere di comunit\u00e0 \u00e8 importante, perch\u00e9 ne rappresenterebbe un punto di riferimento essenziale. E pi\u00f9 in generale, dice Bussone, dovremmo riflettere sulla comunit\u00e0 intesa come un insieme di competenze, di professionalit\u00e0 messe al servizio di altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema della medicina \u00e8 altres\u00ec centrale per l\u2019associazione, ma parlare di medicina di comunit\u00e0 o di telemedicina\/teleassistenza \u00e8 ancora un restare nel teorico, non ancora una prospettiva concreta. Le parole che stiamo usando per descrivere il cambiamento non si sono ancora declinate in politica, in fatto, per cui \u00e8 necessario lavorare in questo senso.<br>Ci sono molti aspetti da migliorare e su cui riflettere, dall\u2019unificazione dei dati sanitari, dice Bussone, che dovrebbero essere gestiti su scala nazionale e non regionale, alla costruzione delle Case di Comunit\u00e0, affinch\u00e9 per\u00f2 non rappresentino il rischio di eliminare l\u2019assistenza dai territori rurali e di rimetterla nelle mani di altre aree territoriali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza di Ivrea come Dementia Friendly Community ha rappresentato la creazione di un ecosistema dove la sanit\u00e0 dialoga con il sociale, dove le Universit\u00e0 si muovono sul territorio, dove le amministrazioni sono consapevoli, ma soprattutto dove c\u2019\u00e8 spazio per la parola e per l\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio sulle parole ha riflettutto Stefano Serenth\u00e0, (Geriatra presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano) nel suo intervento \u201cUn approccio rispettoso della persona con demenza\u201d.<br>ha ricordato come la parola \u201crispetto\u201d non sia sinonimo di non interventismo, di indifferenza o di tolleranza. Quando si ha a che fare con la persona con demenza non c\u2019\u00e8 nulla a che vedere con la buona educazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cApproccio alla persona\u201d, inoltre, significa avvicinarsi, farsi prossimo a livello spaziale ed emotivo. Nella demenza l\u2019approcciarsi \u00e8 sempre un nuovo inizio, perch\u00e9 \u00e8 sempre nuovo il modo in cui ci relazioniamo. Il rispetto, dice Serenth\u00e0, passa prima di tutto dallo sguardo. Uno sguardo rispettoso \u00e8 ammirante, che nella sua derivazione etimologica implica con attenzione, stima, meraviglia, curiosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ricorda Alberto Latorre, filosofo lombardo che ha fatto lavori sulla demenza che \u00e8 partito dal concetto di \u201cpersona\u201d nella sua derivazione latina, che vuol dire \u201cmaschera\u201d, la quale a teatro non ha la funzione di nascondere, di coprire, ma quella di far meglio riconoscere l\u2019attore. Il coro non porta maschere infatti, perch\u00e9 deve restare indistinto. Persona quindi vuol dire che avere identit\u00e0, essere riconoscibile. Se la persona non si sente riconosciuta dagli altri, difficilmente riconoscer\u00e0 se stessa in questo senso. E cos\u00ec accade nella demenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ricorda poi che la demenza \u00e8 un disturbo delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, prassia) e che tutte le altre manifestazioni non sono sintomi della demenza. Questo vuol dire che i disturbi del comportamento non sono disturbi della demenza, ma di altro tipo. Nascono dall\u2019interazione fra i disturbi cognitivi e l\u2019ambiente, quindi \u00e8 importante separare ci\u00f2 che \u00e8 cognitivo da ci\u00f2 che non lo \u00e8, perch\u00e9 sui primi non possiamo farci nulla, ma sugli altri abbiamo margine di intervento e dobbiamo fare qualcosa. \u201cAccogliere\u201d, quindi, vuol dire prendere seriamente in considerazione tutta la persona, anche i suoi rifiuti, vuol dire saper guardare, prima ancora di agire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella demenza e nell\u2019accoglienza alla fragilit\u00e0 lo \u201csguardo\u201d \u2013 inteso come la capacit\u00e0 di soffermarsi e di contemplare unendo emozioni e razionalit\u00e0 \u2013 assume un\u2019importanza centrale. Ne \u00e8 consapevole Daniela Magnetti (Storica dell\u2019arte e Direttore Artistico Banca Patrimoni Sella &amp; C.) che al convegno ci ha parlato della funzione dell\u2019arte nella comunicazione con le persone con demenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci ha raccontato l\u2019esperienza che ha avuto nei luoghi di cura a partire dagli allestimenti realizzati nei reparti Covid di Torino. Un\u2019esperienza nata da una specifica richiesta dei medici: bisognava ricostruire una relazione fra il personale e i pazienti e ritrovare un linguaggio emozionale che la pandemia aveva spazzato via, in luogo di uno freddo, medicale, allarmante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPossiamo provare a portare l\u2019arte in questo luogo?\u201d, si \u00e8 chiesta Magnetti quando le \u00e8 stato affidato l\u2019incarico. \u201cNon appena visto lo spazio di quei luoghi mi sono resa conto subito del senso che poteva avere l\u2019arte in quei contesti. In quel luogo non c\u2019erano finestre e non c\u2019era luce, era un luogo artificiale che faceva perdere immediatamente il senso del tempo\u201d. Cos\u00ec sono iniziati gli allestimenti dei corridoi su pareti di cartongesso adornate con opere chieste in prestito a dei collezionisti privati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019arte ha questo come obiettivo, dice Magnetti: far vibrare le corde dell\u2019emotivit\u00e0 e aiutare a costruire un nuovo linguaggio. Dopo le prime 48 ore nel Covid Hospital si \u00e8 riscontrato infatti un ritorno del linguaggio: le persone hanno cominciato a parlare, a narrarsi. \u201cAbbiamo portato questa idea anche nei centri vaccinali, che abbiamo allestito come vere e proprie mostre. Dove c\u2019era l\u2019arte le cose funzionavano meglio di altri centri e in pi\u00f9 le persone uscivano da quei luoghi con un altro spirito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando sono arrivata a Ivrea ci siamo trovati ad avvicinare il mondo degli studenti e il mondo dell\u2019Alzheimer che fruiva degli stessi spazi nei fine settimana. Abbiamo cercato di allestire con l\u2019arte anche le pareti del polo Officina H. Gli studenti sono stati incuriositi dalla Medusa di Caravaggio che aveva su delle parole attaccate e hanno quindi iniziato a porsi delle domande.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corridoio \u201cCorridoio Va.sa.ri\u201d \u00e8 nato proprio cos\u00ec. \u201cVasari\u201d \u00e8 acronimo di \u201cvalutazione sanitaria rispettosa\u201d, perch\u00e9 ci siamo resi conto che l\u2019arte poteva aiutare non solo a ritrovare un linguaggio emotivo ma anche a favorire la comunicazione sanitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec abbiamo iniziato a lavorare con \u201cLa piazzetta\u201d usando opere del nostro territorio da usare per gli allestimenti. Per le persone, infatti, \u00e8 pi\u00f9 facile riconoscere le iconografie note che servono a stimolare una buona relazione con le persone che vengono qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo provato a guardare un\u2019opera d\u2019arte e ad associare una parola per ogni lettera dell\u2019alfabeto. Le 21 parole sulla testa della Medusa di Caravaggio sono quelle che avremmo voluto dire di fronte all\u2019Alzheimer, anche quelle dure e crude che spesso non vengono dette o che si fa fatica a dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cProprio durante la pandemia ho capito che l\u2019arte deve spostarsi\u201d, ci ha detto Magnetti. \u201cNoi dobbiamo portare l\u2019arte dentro i luoghi di cura non solo per abbellirli, ma per renderli luoghi di identit\u00e0. Spesso quei luoghi trasmettono incuria, sono spazi considerati di nessuno dove tutti ci mettono tutto, tranne le cose che servono\u201d.<br>Una delle cose principali che mancano \u00e8 la comunicazione sanitaria adeguata. L\u2019arte pu\u00f2 essere un mezzo importante per strutturare questo bisogno comunicativo. L\u2019arte \u00e8 strumento relazionale e ne abbiamo un gran bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza di Ivrea dall\u2019applicazione di un modello inclusivo nei confronti delle persone con declino cognitivo alla luce del PNRR, alla riflessione sul ruolo degli infermieri nel territorio. Diventare Comunit\u00e0 Amiche delle persone con Demenza significa rendere la cittadinanza consapevole e accogliente nei riguardi delle persone che presentano decadimento cognitivo e dei loro familiari, in ogni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[38],"class_list":["post-1323","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-report","tag-dfc"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1323"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1323\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1325,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1323\/revisions\/1325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/la-val.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}